
L'Occidente e la Cina.

Scheda.
Gli illuministi e la Cina

    E' stato il filosofo francese F. de La Mothe le Vayer (1588-
1672) a portare in Occidente la cultura cinese come nuova
frontiera della filosofia. Egli infatti ebbe in sorte di viaggiare
molto e di visitare anche la Cina. Ma se i suoi viaggi lo spinsero
su posizioni scettiche, vicino a quelle di Montaigne, l'esperienza
cinese produsse in lui un'impressione particolare, perch la Cina
gli apparve come una societ di uomini virtuosi, equilibrati e
tolleranti. Per comprendere pienamente il significato di questo
suo giudizio sulla societ cinese bisogna tenere presente che la
Francia era appena uscita da una durissima guerra di religione, e
il problema della tolleranza era dunque particolarmente sentito.
Secondo La Mothe le Vayer la Cina aveva realizzato ci che
l'Europa andava cercando, e veniva quindi a rappresentare un
esempio da imitare, una societ meglio strutturata perch fondata
su una cultura superiore, quella di Confucio.
            La posizione di La Mothe le Vayer, che all'inizio
dest molto scalpore, fu poi ripresa e sviluppata nel secolo
seguente. Si pu ricordare come esempio l'opera Saggio sui costumi
e lo spirito delle nazioni di Voltaire (1756): si tratta forse
dell'opera pi ambiziosa del filosofo illuminista francese, una
storia universale fondata non pi su categorie cristiane, ma
sull'idea di progresso. Composta di ben 197 capitoli, essa inizia
proprio con la storia della Cina, considerata la civilt pi
antica esistente al mondo; il secondo capitolo  dedicato alla sua
religione. La tesi di Voltaire  che i cinesi non erano atei
(accusa allora frequente), ma deisti, cio professavano quella
forma di religione che professava lo stesso Voltaire
considerandola l'unica veramente razionale, in grado di evitare il
pericolo del fanatismo e dell'intolleranza, abbracciata dal fior
fiore dell'umanit da Lisbona fino a Pechino. Confucio in
particolare  lodato per aver educato il popolo cinese al primato
della morale e al dominio delle passioni. Egli  paragonato ad
Epitteto.
            Verso la fine dell'opera Voltaire torna a parlare
della Cina, mantenendo il giudizio nettamente positivo formulato
all'inizio del Saggio: egli analizza la situazione politica e
sociale di questo paese nel diciassettesimo secolo, e pi volte
sottolinea che la bont del sistema offre un alto grado di
protezione al popolo che, cos,  felice, per quanto - avverte
Voltaire - si possa essere felici a questo mondo.
                Le conseguenze delle simpatie degli
intellettuali illuministi per la Cina furono modeste. Vasi cinesi
o presunti tali fecero la loro comparsa nelle case dei ricchi,
insieme ai paraventi e ad altre cineserie: ma il tutto rimase al
livello di una moda passeggera, del fascino per l'esotico. Nessuno
abbandon l'Europa ed emigr in Cina per vivere in quel mondo
felice, n si convert al confucianesimo. Il mito cinese fu
utilizzato all'interno di un dibattito culturale tutto europeo, in
cui l'eurocentrismo non venne sostanzialmente messo in discussione

